LA GRATUTUDINE

La gratitudine! Merce rara di questi tempi in cui domina il mito della visibilità e del successo!

Eppure pare proprio che in sua assenza la felicità si dia latitante.

La gratitudine è un sentimento di affettuosa riconoscenza per un beneficio o un favore ricevuto e di sincera completa disponibilità a contraccambiarlo, dimostrando “riconoscenza, ringraziamento, obbligo, debito, riconoscimento”. L’aggettivo latino grātus, rimanda al significato di grato in quanto ‘gradito, caro, piacevole, ricevuto con riconoscenza’, sia in senso soggettivo, nel significato di grato in quanto ‘riconoscente’. Il termine greco χάρις (charis), significa “grazia”, “gentilezza”, “gratitudine”. Il significato etimologico italiano della gratitudine è particolarmente ricco di contenuti e vi si ritrova inclusa la felicità, la quale però in più include e possiede l’entusiasmo e l’estasi. La gratitudine è una precorritrice della felicità.

In timologia la gratitudine riveste un ruolo funzionale che va oltre la riconoscenza ed il ricambio, e si distinguono tre ambiti e tre livelli di intensità.

Al primo livello dell’interazione con l’ambiente ritroviamo la gratitudine ecologica, la quale nasce dalla consapevolezza che la natura, che ci circonda, ci precede ed è gratuitamente sempre disponibile. L’aria che riempie il nostro respiro, la luce ed il calore sul nostro corpo, la trasparente e dissetante acqua e i tanti frutti della terra sono in verità il bene e la bellezza, che nutre la nostra carne a cui guardare con la piena coscienza d’essere sempre necessitati alla sua disponibilità per i bisogni primari della nostra vita. Oltre a questo, il dato di connaturalità determinato dal fatto che gli atomi che compongono i nostri corpi, sono della stessa natura di quelli delle stelle, dei mari, dei monti e di ogni altro essere vivente, non ci lascia cadere nell’atteggiamento d’un rapporto puramente oggettuale con l’ambiente e quanto lo abita.

Nell’interazione con gli Altri la gratitudine intersoggettiva nasce dalla consapevolezza che il Noi ci precede fin dalla nascita. Siamo generati da una Famiglia, da una Cultura e da una Storia. La nostra carne è da carne, la nostra intersoggettività matura dall’interazione originale. Inoltre tutto quello che usiamo e disponiamo nella nostra quotidianità: abitazione, indumenti e strumenti, non sono stati fatti da noi, bensì dagli Altri.  I nostri saperi e pensieri sono figli della Cultura d’origine, la quale ci rende partecipi del logos del nostro categorizzare il mondo e le relazioni. Il buono ed il bello della nostra identità sono figli della Storia da cui veniamo. L’averne coscienza si manifesta attraverso la riconoscenza e la responsabilità d’essere attori d’una Storia che non ci passa sopra, ma ci vede protagonisti.

Al livello riconoscitivo più alto si incontra la gratitudine generativa. Nell’interazione restitutiva, rappresentata dal nostro impegno, lavoro ed azione nel mondo, la gratitudine da pienezza si realizza generativamente e nasce dalla consapevolezza che il nostro stare responsabile e restitutivo riceve nell’interazione con il mondo il dono ed il bene di un Senso e di un Significato, e la bellezza d’una Finalità che riempie di speranza il nostro stare-al-mondo. Il prendersi Cura del Mondo e degli Altri si rivela essere il modo responsabile e generativo più vero e giusto del prendersi Cura di Sé, perché realizza il nostro divenire-quel-che-siamo, figli liberi, responsabili e generativi. L’averne coscienza apre l’accesso alla felicità, perché il nostro fare si riempie d’innocenza e di entusiasmo, giacchè il Mondo e gli Altri non sono più alterità, ma riferimento necessario della nostra interattività ed intersoggettività. Nell’interazione restitutiva con l’Ambiente e con gli Altri la gratitudine generativa dà pienezza e rappresenta il punto alto della persona, cioè l’essere nell’amore.

Chi ha ben compreso d’essere nel mondo in forza d’un evento generativo continuo, che si ripete ad ogni respiro, ad ogni sorso d’acqua, ad ogni passo e giorno, non può che avere il cuore gonfio di gratitudine e, gettando il proprio sguardo verso il futuro, provare il desiderio di restituzione e di assunzione di responsabilità personale. Questo desiderio si traduce in un’azione di attenzione, cura e investimento per ciò che è e può essere generato per amore, necessità o caso: uno stare-al-mondo restitutivo e generativo che si riempie di felicità.

Tra gratitudine e felicità corre un’intima complicità, giacchè ambedue chiedono entusiasmo. In ogni interazione, in cui il circuito emotivo raggiunga il suo compimento, la felicità è direttamente proporzionale alla gratitudine. Il distendersi del nostro impegno nel mondo riveste l’atteggiamento contrario alla pretesa, la quale si abbatte sull’Ambiente e sugli Altri distruttivamente. L’Ambiente diventa qualcosa da usare e da sfruttare e gli Altri rappresentano i contendenti, gli avversari o i nemici da avere possibilmente sotto controllo, sottomessi e dominati.

Da questo punto di vista la felicità diventa misurabile, in quanto è inversamente proporzionale alla pretesa e direttamente proporzionale alla gratitudine. Basta semplicemente evitare di chiedersi quanto si è felici, ma piuttosto quanto si è grati, quante volte nel giorno sentiamo il bisogno di dire “GRAZIE” e nel volto fiorisce il SORRISO, che è l’espressione specifica della felicità.

Quello è il numero o il voto di felicità!

Si può contare!